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ARABIA SAUDITA: LA NUOVA META TURISTICA

Rijad Arabia Saudita

Eliminate le restrizioni per le domande internazionali, l'obiettivo è di accogliere 30 milioni di turisti ogni anno entro il 2030.

Fino al 1° aprile chi voleva farsi una vacanza in Arabia Saudita doveva sudare sette camicie per ottenere un visto turistico. 

Era concesso, infatti, solo a determinate nazionalità e aveva numerose restrizioni di permanenza tra cui l’albergo dove soggiornare e i luoghi da visitare (ad eccezione dei pellegrini che volevano visitare La Mecca).

Oggi sarà tutto molto più facile, grazie all’apertura del principe ereditario Mohammed bin Salman che, con un radicale programma intende modernizzare il paese e aprire anche ai diritti delle donne (potranno aprire attività commerciali, per esempio).

Visto che potrà essere rilasciato anche alle donne di età pari o superiore a 25 anni che intendono visitare il paese anche senza accompagnatore maschile.

Accogliere 30 milioni di turisti ogni anno, entro il 2030, è l’obiettivo dichiarato. 

E non è una chimera, visto che il paese del Golfo vanta, oltre ad alcuni dei siti religiosi più visitati del mondo (la Mecca e la tomba di Maometto), anche centinaia di chilometri di coste incontaminate, sia sul Mar Rosso che sul Golfo Persico, e siti archeologici, tra cui lo stupefacente Mada’in Salihl, un’antica città dell’Hijaz, in cui sorgono 131 sontuose tombe intagliate nella roccia e abitata in tempi antichi.

Mada’in Salih è stata ribattezzata “l’altra Petra” e nel 2008 l’Unesco l’ha iscritta tra i patrimoni dell’umanità, primo patrimonio riconosciuto dell’Arabia Saudita, riconoscendo le peculiarità uniche di questo incredibile sito archeologico situato in una zona non abitata, distante 22 chilometri dalla città più vicina.

Ora, grazie anche ad un accordo con la Francia, il paese saudita progetta di proteggere e promuovere il sito, sviluppando un programma di turismo sostenibile che «consentirà la conservazione del patrimonio archeologico, lo sviluppo dell’ospitalità e delle offerte culturali secondo rigorosi standard ambientali e il coinvolgimento delle comunità locali come beneficiari dello sviluppo del turismo».
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