01/10/12

UNA SETTIMANA NELLA SPLENDIDA MARRAKECH

Marrakech

Il giorno della partenza per Marrakech, pareva che il Fato avesse ordito contro di noi tutti gli strali possibili. Una tempesta che quasi ci faceva giungere in ritardo all'aeroporto, uno smarrimento, subito rientrato, dei biglietti (ma le palpitazioni, quelle son rimaste per più tempo) e problema con le valigie che non rientravano nella norma. Certo, colpa mia, avrei dovuto leggere meglio le norme di bagagli di Royal Air Maroc, ma infine siam riusciti ad accomodare tutto e finalmente a partire alla volta di Marrakech. Fortunatamente, disavventure iniziali a parti, s'è rivelata essere in seguito una delle vacanze più belle e rilassante degli ultimi anni !
 
La città conserva ancora fascini e sapori degne delle più folcloristiche cartoline che noi europei ci figuriamo. Tutte le scene possibili che rientrano nell'immaginario collettivo che abbiamo del mondo magrebino, delle sue città, dei colori e profumi nordafricani - passeggiare per i bazar cittadini, bere una tazza di tè verde accompagnato da tanjine in un caffè al centro, dormire in stanze dalle architetture tipiche, variopinte di tappeti (i riad), ebbene, a Marrakech è possibile.

Il primo incontro con la città è stata piazza Jemaa el Fna, illuminata da un sole estivo caldo, ma non opprimente. Fortunatamente il tempo è stato per l'intera settimana dalla nostra e nonostante ci aspettassimo di finire arrostiti sotto il sole africano, in realtà la calura non è mai stata eccessiva. A dispetto del nome “Jemaa el Fna”, tutt'altro che rallegrante (significa, infatti, “raduno dei morti”, giacch´qui venivano espisti i condannati a pene capitali). Il luogo è un crogiolo di passanti, carretti, viandanti indaffarati e venditori di ogni genere che vendono merce di ogni genere (persino un mercante di denti finti !). È un delirio di stoffe, colori, grida da mercato dai suoni esotici i cui messaggi si possono ben intuire: ho la merce migliore, guardate che prodotti ! Cambiano le latitudini, ma tutto il mondo è paese.

Qualche giorno dopo ci capitò di passarci la sera. Un altro spettacolo, stavolta però di stampo culinario: decine e decine di calderoni e arrosti che vendono cibi cotti sul momento, in piccoli ristorantini dai pochi posti a sedere. Mangiammo qualcosa a base di fagioli e carne di pollo da leccarsi i baffi ! Non è raro imbattersi in artisti di strada, musicisti e addirittura contorzionisti.

Per l'acquisto di mercanzia o souvenir per gli amici, tuttavia, ho trovati buoni affari al souq, il mercato quotidiano che si tiene nella zona omonima a pochi passi da piazza Jemaa el Fna. Mi raccomando una buona cartina: ci vuol poco e niente per perdersi in quel turbinio di dedali, viuzze, cortiletti e stradine. Ma in difficoltà basta chiedere a chiunque. Anche senza inglese, i cittadini di Marrakech son ben disponibili coi turisti. In fondo, un indicazione a dito, grosso modo, la si capisce in qualunque lingua.

A Souq il bazar è fantastico: si trova tutto di tutto e soprattutto per pochi euro. Anche perché i prezzi son “falsi”, scendono. Mi spiego meglio: il prezzo letto su cartellino o il primo che vi viene sparato va assolutamente contrattato. È addirittura quasi offensivo non contrattare la merce, è come disdegnarla. Oltre che economico a un certo punto diventa finanche divertente. Giovanna, mia moglie, ha comprato vestiti e stoffe a non finire, per molto tempo mi son chiesto come avremmo potuto trasportarle in Italia !

Marrakech è anche una città dalle architetture bellissime. La moschea della Kutubiya è una delle più grandi del mondo islamico, visitarla è d'obbligo. Contrariamente a quanto si possa pensare le moschee sono luoghi decisamente ospitali e aperti anche i non mussulmani: valgano le regole che adottereste per qualunque chiesa nostrana (abiti non troppo succinti, capo scoperto), togliete le scarpe e visitate senza timore: c'è tutto un mondo meraviglioso di cui nutrirsi.

Lo stesso vale per la Madrasa di Ben Youssef, una delle più antiche scuole coraniche esistenti. Parzialmente visitabile, coi suoi marmi, le sue curve e i suoi motivi arabeschi immerge dritti dritti nel profondo cuore dell'architettura islamica. 

Lo svago non manca, anche rivolto a un pubblico più occidentale. Noi abbiam lasciato perdere i vari golf e luna park per dedicarci a uno passatempo molto locale: l'Hammam. È la declinazione magrebine delle nostre terme, naturalmente ben divise fra uomini e donne, in cui rilassarsi a vapori, bagni caldi e massaggi in totale nudità. Un'ora lì e ci si sente rinati, persone nuove.

E ora, dinanzi a questo pc, con uno sguardo al grigio cielo autunnale, l'Hammam e Marrakech mi mancano da morire

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